Gino Paoli in Jazz
Gino paoli affonda la sua anima nelle radici più lontane del jazz portando con sé tutta la bravura e l’estro che lo hanno reso famoso.
I Milestones sono le fondamenta di questo progetto; un percorso musicale sempre in bilico tra le armonie nostrane e le venature del jazz più raffinato. E’ un abbraccio sonoro, un intreccio di culture musicali. Le “Blue notes” sono una citazione continua e il sapore del sale avvolge gli intrecci della musica americana con i classici intramontabili come “Time after time”, “Stardust” e “I fall in love too easily” di Billie Holiday.
Ma il progetto ruota tutto attorno ad alcuni ever green del cantautore ligure. Gino Paoli sa di jazz, molto più di quanto si possa immaginare e lo dimostra con classe e determinazione. Il jazz è nelle sue corde e le note saltano fuori con un accento personale più unico che raro. Ed è musica “senza fine” suonata e rivisitata da cinque grandi “appassionati” del Jazz come Enrico Rava, Danilo Rea, Flavio Boltro, Roberto Gatto e Rosario Bonaccorso.
Un basso introduce l’arrivo di una gatta che, ancora oggi, si muove leggera, felina, su un tappeto musicale che le è congeniale.
“Che cosa c’è ” tra le melodie di una canzone che non trova dissonanze ma un pizzico di malinconia, nessuna fantasia di sparizione, solo un pensiero concreto d’amore che attraverso il pianoforte si distende verso chi ascolta, sognante.
Una tromba scandisce la malinconia; sentimento buono e intenso, pungente. A seguire, meno serrati, gli accordi lasciano più spazio alle sensazioni di “una lunga storia d’amore” che sembra non trovare mai fine.
E’ senza fine anche l’omaggio all’estro di Miles Davis e alla sua prima, geniale composizione. I Milestones stessi sono un continuo citare e citarsi. Struggente Paoli in “Sassi”, sognante quando introduce, velato dal pianoforte, “Il cielo in una stanza”. Senza pareti ma con un tocco di magia in più per sognare ancora e sperare che i sei tornino presto ad esibirsi assieme senza cadere nella banale e frustrante ripetizione.
Vino da Abbinare: degustato con un caro amico, un Primitivo di Manduria cantina Felline 2004. Una vite robusta e antica un vino che prende sapori e colori da una vecchia vite, uve ben selezionate che sprigionano il giusto equilibrio alcolico e tannico. Lo stesso equilibrio che ritroviamo nella musica dei Milestones.
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