Wednesday, September 8, 2010

Babysnake

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Archive for the ‘Racconti’ Category

Ervine e le frittelle

Posted by Fender On marzo - 22 - 2009

…Niente, gli uscivano solo suoni gutturali, forti come un trombone stonato. Ervine era lì, seduto con le gambe accavallate che si annodavano su se stesse. Voleva parlare, dire qualche cosa; ma dalla sua bocca incredula uscivano solo terribili suoni sordi e malmessi. “Tutto bene signor Ergine?” “Ervine”, riusci a favellare a mala pena sforzandosi con la gola, con il petto, persino con lo stomaco. Uscì fuori il suo nome e poi assieme tutta una serie infinita di parole, più o meno alla rinfusa, che lentamente presero forma e vigore. Un ritmo così non lo ricordava neppure. Frasi pronte e decise, piene di orgoglio e voglia di fare. Ma insomma tradurre le recensioni di qualche filmetto a luci rosse era poca cosa rispetto alle capacità del ragazzo. Almeno così pensava lui, ma al momento questo passava il convento. Il lavoro, in poche battute era già nelle sue mani. Uscì dallo studio mentre la dottoressa lo fissava ancora attonita, sbigottita ma sicura di aver scelto la persona giusta.

Ci voelva qualcosa per festeggiare. Un momento così andava vissuto come si deve. “Frittelle!”, “qui ci vogliono le frittelle di Mike!”. Mike era sempre attento nei confronti dei suoi clienti; ma per Ervine riservava una oculatezza quasi maniacale. Sfornava per lui frittelle d’orate, ricche di zucchero appena macinato, preparate con le uova fresche, freschissime. Ogni volta che Ervine lo chiamava si prendeva cura di ripulire il forno e preparare il fondo. Era questo il segreto di una perfetta doratura. Le ciambelle lievitavano, danzavano nel forno con il calore e producevano fragranti scoppiettii. Una prelibatezza per il palato.


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Ervine trova lavoro

Posted by Fender On marzo - 21 - 2009

Un freddo così non lo faceva dai tempi in cui andava a scuola. Non bastava il cappotto, quello regalatogli il giorno del suo ultimo compleanno, non bastava il cappello di lana, quella spessa e pizzicosa e non bastavano i guanti, le moffole calde che gli aveva cucito la sua vicina, per evitare che il nasone di Ervine si congelasse e portasse con se il colore del tramonto, proprio sulla punta, con tanto di ghiacciolo finale. E giù con il raffreddore.

Ma Ervine non ci pensava più di tanto, quel torpore invernale non lo turbava come prima; aveva altro a cui pensare: finalmente, dopo tanto girovagare aveva trovato un lavoro. La Primus e Co. lo aveva assunto. Beh? Cosa c’è di strano? Tradurre le recensioni di film pornografici non era poi così deplorevole. Anzi! Si guadagnava bene, il giusto, insomma. Eppure il colloquio non sembrava andato affatto bene. Tutto cominciò quando Ervine si presento per il primo incontro. “Si accomodi, signor… Ergine?”.  “Ervine, Ervine” – disse, starnutendo. “Insomma, si, Ervine, come dice lei”, disse la presidente della società.

La dottoressa Grubell era una donna sulla quarantina, alta, bionda, magra, ma curvilinea. Non solo in televisione o al cinema si incontrano certe figure femminili ma questa aveva un qualcosa di veramente sgradevole. C’era del fumo nella stanza e odore di acrilico, un odore forte e pungente che non andava molto d’accordo con il raffreddore di Ervine.

La Grubell si sedette di colpo sopra una sedia simile alle vecchie Globe degli anni settanta, accavallò le gambe mostrando gli stivali pitonati e comincio a sfogliare furiosamente il voluminoso curriculum che Ervine aveva inviato.

Ervine socchiuse gli occhi, si soffiò il naso e si sedette, anche lui, sopra lo sgabello messogli a disposizione.

“Allora, lei ha un discreto curriculum”, disse ad alta voce. Quali sono le sue esperienze in merito?

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Un lavoro per Ervine

Posted by Fender On giugno - 12 - 2007

Un freddo così non lo faceva dai tempi in cui andava a scuola. Non bastava il cappotto, quello regalatogli il giorno del suo ultimo compleanno, non bastava il cappello di lana, quella spessa e pizzicosa e non bastavano i guanti, le moffole calde che gli aveva cucito la sua vicina, per evitare che il nasone di Eugine si congelasse e portasse con se il colore del tramonto, proprio sulla punta, con tanto di ghiacciolo finale. E giù con il raffreddore. Ma Ervine non ci pensava più di tanto. Quel torpore invernale non lo turbava come prima; aveva altro a cui pensare: finalmente, dopo tanto girovagare aveva trovato un lavoro. La Primus e Co. lo aveva assunto. Beh? Cosa c’è di strano? Tradurre le recensioni di film pornografici non era poi così deplorevole. Anzi! Si guadagnava bene, il giusto, insomma. Eppure il colloquio non sembrava andato affatto bene, quando Ervine si presento in sede. “Si accomodi, signor… Ergine?” “Ervine, …Ervine” disse, fra se e se. “Insomma, si, Ervine, come dice lei”, disse la presidente della società. La dottoressa Grubell era una donna sulla quarantina, bassina, minuta e con un ciuffo di capelli neri neri che gli spuntava dall’elastico giallo ocra che aveva usato per legarli. C’era del fumo nella stanza e odore di acrilico, un odore forte e pungente che non andava molto d’accordo con il raffreddore di Ervine. La Grubell si sedette subito e accavallo le gambe, qualcuno se l’aspettava diversamente, invece la Grubell non aveva nemmeno idea di cosa fossero fascino e sensualità.  Socchiuse gli occhi, si soffiò il naso e si sedette. “Allora, lei ha un discreto curriculum”, disse ad alta voce. Ervine non era affatto timido, ma quel giorno si sentiva come un piccolo ed insulso omino. Prese fiato, soffiò ancora il naso e favellò a gran voce…

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Quella Chitarra è sempre scordata

Posted by Fender On febbraio - 7 - 2006

Erano mesi ormai che non suonava. Ervine non aveva mai smesso di produrre fastidiosi suoni fino a quando ricevette visita dalla polizia perché il suo vicino aveva deciso di passare il suo tempo a rompere le uova nel paniere al povero Ervine. Eppure di guai ne aveva collezionati un bel po’.

Una mattina, presto, troppo presto, busso alla porta un tizio in divisa blu e con fare minaccioso gli disse che il signore della porta accanto continuava a chiamare il numero della polizia denunciando rumori orridi, fastidiosi; da accapponare la pelle! “Non pensavo di suonare così male”! Sto imparando. Borbottò a bassa voce. Certo il suo strumento è sempre stato il flauto traverso, ma voleva provare qualcosa di più energico.

Così si beccò una ramanzina, una di quelle vecchio stile, una bacchettata sulle mani dalla polizia di stato. Per questo era molto depresso. Avrebbe preferito una multa (con cosa l’avrebbe pagata??), ma almeno non si sarebbe sentito così in imbarazzo in quella situazione paradossale. Gli sembrava di essere tornato alla scuola elementare, dove ogni lunedì finiva dietro la lavagna per colpa del suo ritardo cronico.

“E si ricordi che è cattiva educazione svegliare il vicinato con schiamazzi e rumori molesti”. “Spero non si ripeta nuovamente altrimenti sarò costretto ad intervenire seriamente”! Cosa voleva dire con quel seriamente!? Schiamazzi i Riff dei Deep Purple?? E poi quel grande rompipalle di Lako, il vecchietto, qui di fronte… per di più è completamente sordo! Quando vuole però ci sente fin troppo bene.

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Fai attenzione al divano, Eugine

Posted by Fender On giugno - 7 - 2005

“Mio fratello, Eugine, più noto qui nel quartiere come il folletto, per via della sua statura ma anche per la sua incommensurabile bravura con tutto ciò che è meccanico e in special modo con i motori delle motociclette, è un bravo ragazzo ma anche un gran casinista. Ieri sera si è ubriacato alla festa della mia ex ragazza, e oggi ancora è li che fa avanti e indietro tra il letto e il bagno.
A proposito, se non ha pulito il divano giuro che…”
Ervine era appena rientrato in casa, nel suo appartamentino in Regent street, quando squillo il telefono. Era Lei.
Ed era anche il momento meno adatto visto che Eugine, neanche a farlo apposta, stava ancora sviscerando tutte le porcherie che si era bevuto e proprio sul divano!
“Un giorno di questi ti sbatto fuori di casa a pedate” strillò a gran voce, “no, non dicevo a te Ester dicevo a Eugine, scusa, no ascolta…” “click”. Ci voleva anche questa. Erano giorni che aspettava che Ester si decidesse a richiamarlo e tutto andò nuovamente in fumo in un attimo.

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L'appartamento di Ervine

Posted by Fender On maggio - 24 - 2005

Scese al bar sotto casa, uno di quei bar pieni di frigoriferi utili per i rifornimenti d’emergenza.
Era deciso a far scoppiare un vero casino se avesse trovato ancora quel folletto che vomitava sul suo divano.
Ervine stava passando un brutto periodo; ma si era ripromesso di uscire da quella estenuante situazione non appena avesse estinto qualche debituccio e si fosse chiarito con Ester.
Al piccolo bar comprò un paio di birre, un pacchetto di cornetti al miele, un cartone di latte per Crapatch, il gatto del vicino che era rimasto orfano del padrone a causa delle feste natalizie. Infine ordinò le consuete caramelle alla liquirizia di cui andava matto. Mise tutto nel fagotto di tela e corse su per le scale del suo appartamento; il numero 69 di Regent street…

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